Quando mi trovo su un campo da tennis di fronte ad un avversario – Nadal o Federer, per esempio – e lo guardo mentre fa rimbalzare la pallina...

... e si prepara al servizio, visualizzo la palla che viene verso di me. So che potrebbe seguire una decina di traiettorie diverse e atterrare nello stesso punto del campo trasformandosi in un servizio imprendibile, ma poiché ho visto migliaia di volte quelle traiettorie, sono pronto a reagire. Sono preparato. Per questo mi alleno continuamente, per essere pronto a qualsiasi cosa possa succedere in campo. L’allenamento trasforma le possibilità in probabilità. Più ci si esercita, più scenari si conoscono e meno sorprese si avranno. Al termine di un lungo allenamento, il mio allenatore posa una bottiglietta d’acqua sul campo e mi chiede di colpirla servendo altre cinque volte con tutta la forza che ho, pur sapendo che ho quasi esaurito le energie e che la concentrazione vacilla: questo è il momento cruciale, ciò che farà la differenza tra me e un altro tennista dopo quattro ore di gioco.